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Libreria in franchising, ora si può
Libreria in franchising, ora si può
Finalmente è realtà: i vantaggi del franchising senza rinunciare all’indipendenza. E limitando i rischi di chiudere bottega ancor prima di avere ingranato. Perché intraprendere un’attività commerciale partendo da zero è assai meno semplice di quanto si pensi: anzitutto è necessario allestire un locale, meglio se ubicato in una posizione strategica. Vanno poi considerate tante altre componenti: prevedibili reazioni del mercato, rapporto costi-benefici, punti di forza e di debolezza, bacino d’utenza, possibili concorrenti. Senza dimenticare una solida preparazione, indispensabile per sopravvivere in un mercato irto di ostacoli.
Per questa ragione sono sempre più numerosi gli imprenditori che optano per il franchising: barattano l’autonomia con la sicurezza e accettano di cedere parte dei proventi in cambio di sostegno e assistenza. Così il rischio di non farcela è praticamente nullo. È risaputo infatti che un imprenditore alle prime armi deve barcamenarsi tra mille incertezze. Se poi la sua attività è un negozio di libri le incertezze aumentano notevolmente. I dati statistici sono tanto chiari quanto sconfortanti: ogni anno quasi trecento piccole librerie chiudono i battenti, annientate dallo strapotere delle grandi catene. Ma il punto non è questo. Il vero problema, al di là della crisi del settore, è la pessima qualità del servizio offerto: rifornimenti fatti male, mancata cura dell’immagine, conoscenza insufficiente del mercato (e spesso anche dei prodotti).
Che fare, allora? La risposta arriva da un colosso della distribuzione, Messaggerie, che dopo mesi di test nel gennaio 2007 ha lanciato ufficialmente Ubik (www.ubiklibri.it), il primo franchising delle librerie indipendenti. Il nome richiama la locuzione latina ubique, che significa dovunque: una scelta che manifesta l’intenzione di estendere l’iniziativa all’intero territorio nazionale. L’obiettivo è, infatti, dar vita entro il 2009 alla terza catena italiana di librerie, aprendo altri quaranta punti vendita (in aggiunta ai sette esistenti), da collocare preferibilmente nei piccoli e medi centri. È un progetto moderno e innovativo che tuttavia non perde di vista la tradizione. Con Ubik il libraio può avvalersi dell’ausilio di professionisti che conoscono a fondo il mercato editoriale e che, di conseguenza, investono a colpo sicuro. Oltre a questo, la spesa iniziale è contenuta e le condizioni di pagamento sono estremamente favorevoli. La vera innovazione, però, è un’altra: la possibilità di accesso a un magazzino virtuale che contiene all’incirca centotrentamila titoli. Il rifornimento è quindi realizzato in tempo reale, un indiscutibile vantaggio per l’impresa che ne eleva la competitività ai massimi livelli. Senza peraltro pregiudicare in alcun modo le scelte del libraio, che continua a decidere in piena autonomia quali titoli richiedere e in che numero. Ubik è infatti l’unico caso di libreria di catena a non avere alle spalle un marchio editoriale. Un perfetto equilibrio tra le esigenze di sicurezza e il desiderio di autogestione, che forse riuscirà anche a realizzare l’agognata inversione di tendenza nel difficile mercato dei libri.

Eleonora Alessio
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